Dal Mastering Analogico al Mastering Online: la permanenza del fattore umano

da | Mag 24, 2022 | Tecnico del Suono

Il Mastering… o, per essere più precisi, il pre mastering, è probabilmente la fase di lavorazione nell’ambito della produzione audio musicale che mantiene a tutt’oggi il maggior alone di mistero, quasi come se, per effettuarlo, occorresse essere delle specie di adepti di qualche strano gruppo esoterico, e che nell’immaginario collettivo viene abitualmente collegato con una serie di concetti come la differenziazione tra Mastering Digitale e Mastering Analogico, spesso sciorinati senza una reale conoscenza della materia.

Ma da dove nasce l’esigenza di questa fase di lavoro?

Fin da quando l’unico supporto per l’ascolto della musica era il vinile, era nata la necessità di “ottimizzare” il materiale audio registrato e successivamente mixato affinché potesse essere correttamente riprodotto attraverso un supporto che aveva (ed ha tutt’oggi) una serie di limitazioni fisiche in termini di dinamica, risposta in frequenza, rapporto segnale rumore, gestione dell’immagine stereofonica ecc… per questo motivo si effettuava una operazione di transizione che permetteva, per l’appunto, di preparare l’audio in modo adeguato.

Ovviamente all’epoca gli strumenti a disposizione erano solo ed esclusivamente analogici, per cui il mastering per vinile era essenzialmente un’operazione di hardware mastering che comportava l’uso di processori “fisici” come eq mastering, compressori, limiter che erano presenti nello studio di registrazione e attraverso i quali il mastering engineer provvedeva ad adattare il mix in modo che fosse perfettamente consono alle esigenze tecniche del supporto.

Lo sviluppo tecnologico ha poi portato ad aumentare considerevolmente le possibilità di intervento in questa fase di lavorazione e il mastering ha così assunto un ruolo sempre più rilevante non sono a livello tecnico ma anche artistico, fornendo un’impronta sonora fondamentale e spesso estremamente personale, tanto che numerosi studi di mastering e mastering engineers sono diventati dei veri e propri punti di riferimento in relazione al successo avuto dalle produzioni sulle quali hanno messo mano.

Probabilmente la svolta tecnologica che ha fatto maggiormente da volano nell’evoluzione di questa fase è stato l’avvento del digitale.

Con la possibilità di “convertire” il segnale elettrico nel dominio analogico in una serie di numeri nel dominio digitale si è di fatto rotta definitivamente l’ultimo ostacolo che limitava le possibilità di intervento, non solo a fine della lavorazione, ma anche in tutta la catena di produzione permettendo di approcciarsi in modo nuovo alle fasi di mix e mastering.

mix mastering tecnologie digitali software

Lo sviluppo software ha creato programmi sempre più evoluti per l’elaborazione dell’audio, basti pensare ai più recenti plugins fra i quali spiccano quelli basati su motore VST, oppure alle notissime suite come Ozone, Fabfilter pro mastering, Softube Weiss, Waves mastering solo per citarne alcuni, che permettono interventi sempre più precisi, dettagliati e con meno effetti collaterali negativi.

Indubbiamente i dispositivi per il mastering analogico mantengono a tutt’oggi una notevole importanza; molti studi optano infatti per un setup ibrido che comprende elaboratori digitali ma anche processori analogici, interfacciandoli attraverso convertitori AD e DA di qualità altissima, e di pari passo, negli ultimi anni, si sono sviluppate le tecnologie basate sul campionamento che permettono la realizzazione di software in grado di comportarsi in tutto e per tutto come i processori analogici di riferimento, come ad esempio i plugins dell’Italiana Acustica Audio, che vanta una serie di plugins che riproducono l’elaborazione e le caratteristiche timbriche (incluse le non linearità) di hardware dai costi inaccessibili ai più come Maselec, SPL audio ecc…oltre a linee di prodotti originali come il recentissimo clipper “Fire the clip”.

Il mastering professionale non può fare a meno del mastering engineer

Ma tutti questi cambiamenti hanno avuto effettivamente un impatto nella pratica?
Come hanno influito nel processo di mastering di un brano?
O di un album?

Dal punto di vista prettamente tecnico hanno aperto grandissime possibilità; innanzitutto quella di sfruttare appieno il total recall che i sistemi digitali basati su DAW offrono: in precedenza effettuare revisioni di un master era una operazione piuttosto lunga (e di conseguenza costosa) e incerta, non c’era mai la reale sicurezza che il recall di un hardware analogico suonasse esattamente come quando era stato appuntato, ora invece è un’azione immediata, rapida e a costo quasi nullo, tanto che molti studi la offrono senza incremento di prezzo.

Grazie alla possibilità di aprire un numero di processori virtualmente infinito (limitato solo dalle potenzialità del sistema informatico a disposizione) si potrà inoltre elaborare l’audio con la massima versatilità sia partendo da uno stereo mix (sia con processing left-right che mid-side) che lavorando invece in modalità stem mastering, che consiste nella separazione di alcune famiglie di elementi (in modo da lavorare, sostanzialmente, come si svolgesse ad esempio un “mastering parte strumentale” e “mastering voce” e contestualmente ricomporre l’unione dei due, ma in alcuni casi anche separazioni maggiori come la sezione ritmica, bassi, tastiere, chitarre, ecc. lavorando quindi per gruppi di strumenti, anche se a questo punto non può più parlarsi strettamente di mastering “puro” ma di una sorta di “mix mastering” che tiene un po’ il piede in due scarpe tra queste fasi).

tecnico audio mastering online professionale

Grazie a questo fatto, unito al miglioramento delle connessioni internet, si è sviluppata la pratica del mastering online, che alcuni studi chiamano “e-mastering” che è probabilmente al momento attuale la modalità più diffusa per effettuarlo, che offre tantissimi vantaggi, sia dal lato economico (normalmente, ad esempio, il costo del mastering di una canzone svolto a distanza è inferiore a quello di una sessione svolta in presenza) che qualitativo: il mastering engineer può lavorare in piena tranquillità con il suo sistema di monitoring che conosce molto bene e il cliente, a sua volta, ascolterà il lavoro in un sistema per lui altrettanto abituale e che gli permetterà di avere un raffronto immediato e attendibile con le produzioni di riferimento.

Tutto questo sta avendo un forte impatto anche sui prezzi di mix e mastering (non dimentichiamo che gli stessi ragionamenti possono essere applicati anche alla fase precedente), permettendo di contenerli senza sacrificare la qualità del lavoro anzi, in molti casi, addirittura migliorandola.

Il cambiamento, però, non ha coinvolto solo il mastering in sé, ma anche, e soprattutto, la modalità di fruizione della musica: attualmente assistiamo alla progressiva scomparsa del CD, mentre il vinile mantiene una sua piccola nicchia di mercato, ed il sistema più diffuso è l’ascolto in streaming.

Questo ha fatto sì che l’ascoltatore sia sempre più concentrato sull’ascolto di singoli brani, al massimo inseriti in playlist, e sempre meno su quello di album completi.

Se fino ad una decina di anni fa il processo di produzione comportava il mastering di un album completo dal quale si estraevano i singoli, adesso, per lo meno nei generi più commerciali come il pop, il rock, ecc., gli artisti e le produzioni tendono a investire sui singoli facendoli uscire uno alla volta e, al massimo, comporre successivamente un album raccogliendo i singoli usciti nell’arco di 1 anno/1 anno e mezzo.

Questo fatto, anche se apparentemente non sembra toccarlo, sta rivoluzionando il processo di mastering professionale: la possibilità di rimettere mano a un lavoro effettuato, ad esempio, un anno prima, riveste un’importanza fondamentale, perché permette di comporre l’album perfezionando il mastering di ogni brano prima “ragionandolo” come singolo, e poi incastrandolo nel flusso dell’album, favorendo un ascolto ottimale per entrambe le situazioni.

In quest’ottica il mastering effettuato interamente su una DAW come potrebbe essere un mastering Pro Tools, o un mastering Logic Pro X, utilizzando i plugins VST per mastering preferiti permette una versatilità e una efficienza che i sistemi analogici o ibridi non consentono.

Questo permette inoltre di pensare, ad esempio, allo Spotify mastering, o allo YouTube mastering in modo scorrelato dal CD mastering: si potrà infatti ottimizzare l’audio per le piattaforme che sfruttano formati lossy, e successivamente riadattarlo senza stravolgerlo e senza rifarlo daccapo per una distribuzione fisica.

e mastering home mastering studio professionale in casa

In diversi mi chiedono dunque quale è, a questo punto, la reale differenza tra un mastering professionale, sia esso fatto in presenza o in modalità e-mastering, ed un home mastering, se è vero che le apparecchiature che restano appannaggio delle strutture che possono permettersi investimenti notevoli non sono più indispensabili per ottenere un risultato di alto livello, ed il dubbio è assolutamente ragionevole da parte di chi si è affacciato da poco al mondo della produzione audio e musicale.

Le apparecchiature usate per il processing non sono che uno degli anelli della catena di lavoro e, a dirla tutta, neanche il più importante, anche se ovviamente esistono software specifici mastering oriented (come ad esempio Magix Sequoia, Steinberg Wavelab, Merging Pyramix…) che permettono soprattutto la gestione comoda dei dati tecnici come i codici ISRC, i PQ, i meta-data ecc…e la creazione dell’immagine DDP, ormai lo standard come master per la replicazione dei CD e chiaramente dei quali uno studio di mastering specializzato si doterà.

Il mastering professionale necessita sostanzialmente di 2 fattori realmente insostituibili, e di questi solo uno comporta una dotazione tecnica:

1) Un mastering engineer di lunga esperienza, che si sia trovato a trattare quanti più generi musicali possibili nelle situazioni più disparate (sì, il mastering è la fase di lavoro che, possiamo dire, è “sonoricamente” meno specialistica, un mastering engineer professionista o un tecnico del suono specializzato in mastering è in grado di lavorare ottimamente su qualsiasi genere musicale, che si tratti di mastering techno music, pop, heavy-metal, musica classica, mastering musica elettronica ecc…) e che quotidianamente si trovi a svolgere questo compito, nonché si mantenga costantemente aggiornato sugli standard di riferimento in termini di timbro, dinamica, livelli, gestione dello spazio sonoro ecc… ascoltando le nuove uscite.

mastering engineer in studio per produzione musicale

2) Un sistema monitoring di altissimo livello che permetta di cogliere tutte le sfumature sonore e dia la garanzia al mastering engineer di riuscire a prevedere con meticolosa precisione come il brano si sentirà fuori dallo studio

Una volta definiti questi 2 capisaldi si riuscirà a ottenere un risultato di altissimo livello anche lavorando con software meno “convenzionale” in ambito mastering, come ad esempio FL Studio, Reaper o lo stesso Cubase che, pur essendo un ottimo strumento per produzione, recording e mix, non è specificatamente “pensato” per l’ultima fase della catena di lavoro.

Da questa lunga riflessione possiamo quindi trarre una conclusione: la fase di mastering svolta da un essere umano rimarrà fondamentale, perché l’esperienza e la capacità di prendere le decisioni migliori non sono fattori automatizzabili.

Miglioreranno sicuramente gli algoritmi IA, il mastering LANDR o i sistemi automatici di Izotope, ma non potranno mai prendere il posto di un professionista preparato che continua a essere l’unica apparecchiatura che nessun sistema analogico o digitale potrà replicare.


Per fortuna.

Articolo di Gianni Vallino

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