Studio e formazione musicale: l’esempio del corso per DJ

da | Nov 24, 2021 | Blog

Lo studio in musica non finisce mai e questo vale un pò per tutto, ma rimanendo appunto in campo musicale si può far riferimento ad ogni tipo di percorso, dal pianoforte alla produzione di musica elettronica, dal tecnico del suono al dj.

Prendiamo per esempio i corsi per dj, attività che da ormai parecchi anni caratterizza l’attività formativa di Musiclab.

Corsi di gruppo e individuali, con un programma e un metodo consolidati nel tempo e che da qualche mese si possono trovare nel manuale “Il Prossimo Disco”, acquistabile online e adatto a chiunque voglia saperne di più su questo mondo fantastico, ma allo stesso tempo poco conosciuto nel dettaglio e pregno di stereotipi e falsi miti.

Il corso per dj pone le basi per iniziare un cammino, che ha un preciso punto di inizio ma non una fine, un percorso che fornisce via via gli strumenti necessari alla ricerca e sviluppo del proprio sound e del proprio stile, inteso come tecnica e workflow.

Cerchiamo di capire cosa rappresenti nel concreto.

Un dj che si ritenga tale studia e si aggiorna di continuo, probabilmente senza nemmeno sapere di starlo facendo.

Questa forse è una delle grandi differenze con la figura del musicista, quest’ultimo infatti mette in conto di impegnare almeno una parte del suo tempo e delle sue risorse nella formazione e ne riconosce il valore come passaggio fondamentale per la crescita.

Il dj nella sua tradizione non ha mai avuto l’idea di andare a scuola.

Non è tramite un attestato che il club ti apre le sue porte, questa è una disciplina di vita.

A ciò si aggiunge il fatto che non è mai stata tramandata apertamente.

Tutto quello che riguarda la figura del dj sembra avvolta per certi versi sotto un velo di oscurità, come a rappresentare la notte, il momento in cui ci si ritrova per celebrare la musica.

il Dj mette dischi
Dj su vinile

Faccio un riferimento alla mia esperienza personale: ho perso il conto di amici musicisti che con la loro spocchia hanno sempre creduto e ancora credono di appartenere a una razza superiore, come ho perso il conto di personaggi dalla dubbia autorità che vedendo locandine e volantini sui corsi si mettevano a ridere.

Sentivo le loro battute e a stento riuscivo a trattenermi dall’iniziare una discussione. 

Come si fa a giudicare senza sapere?

Questa è una cosa nuova d’accordo, ma chi sei tu per avere già un verdetto su qualcosa che non conosci?

Bisogna avere cognizione di quel che si è, esattamente come è necessario averne per ciò che si fa. 

Le derisioni spesso hanno l’effetto di stimolare a fare di più e meglio e questo è stato portato nelle lezioni e nei corsi per dj durante gli anni.

Come non c’era l’idea di una scuola, non ci poteva essere nemmeno l’idea di un metodo.

Quando ti viene proposto di insegnare una cosa che sai fare, e dopo un po’ di tempo capisci anche che ci sei portato perché i concetti arrivano e funzionano, si fa largo l’idea di consolidare un percorso preciso.

La storia del fenomeno, ricerca musicale, apprendimento e sviluppo della tecnica, nuove tecnologie, i software, le piattaforme, gli strumenti, le normative, le nuove frontiere.

Questi sono gli elementi di base, gli ingredienti della ricetta, almeno della mia ricetta e di quella di Musiclab, quella che ho visto essere la migliore negli anni, la più efficace e funzionale.

Come poi succede spesso chiunque personalizza il proprio impasto, ed è proprio questo il bello, vedere come ognuno partendo da componenti comuni crei la sua personalissima versione del dj.

Dj prestazione musicale in un club
DJ Performance in club

Cosa c’è da imparare

Prima la selezione, poi la tecnica e gli strumenti.

Prima l’ascolto, poi la manipolazione, prima le orecchie e poi le mani.

Se vuoi imparare a fare il dj solitamente quello che cerchi è  la conoscenza della tecnica, intesa come insieme di trucchi e diavolerie attraverso le quali mischiare i dischi.

Mixare e mettere mano sulla console, imparare a controllare il sound.

Questo è quello che cerca chi decide di frequentare un corso per Dj, o chi vuole dedicarsi a questa disciplina.

C’è anche una certa ansia, come a voler bruciare le tappe, andare subito al sodo, e poi sembra che l’unica cosa che conti sia fare pratica, subito e ininterrottamente.

Ma la fretta deve essere messa da parte.

Studiare musica non è come andare dal personal trainer dove tu ti alleni e lui ti segue, questo al massimo può succedere in percorsi individuali, ma qui parliamo di tutta un’altra cosa.

Frequentare le lezioni non significa andare a smanettare su attrezzatura varia, bisogna studiare e prepararsi.

La questione riguarda un percorso che parta dall’inizio, dalle basi e che formi da zero i futuri dj fornendo tutti gli strumenti necessari a intraprendere l’attività. 

Sono tanti questi strumenti, molti di più di quanto si pensi. 

Le tecniche di mixaggio, le transizioni tra un brano e l’altro, l’utilizzo di strumenti classici e di nuovi programmi arrivano in un secondo momento, c’è tutta una parte propedeutica che non si può trascurare.

È la causa di quasi tutti i dj impreparati che si trovano là fuori nelle console dei locali.

Il messaggio fondamentale da lanciare è che prima della tecnica e prima degli strumenti c’è la selezione.

Il dj è prima selezionatore, poi performer.

La prestazione artistica del dj arriva con la nascita della figura del dj da club che manipola la riproduzione dei dischi al fine di creare un flusso continuo di musica.

Per molti anni in passato il dj è stato semplicemente colui che si occupava di scegliere i dischi e che saltava (dal termine jockey, fantino) da uno all’altro.

Nelle radio, nei locali, alle feste.

Per un sacco di tempo non c’è stata tecnica di manipolazione, non c’erano strumenti che lo potessero permettere, c’era solo una collezione di dischi e qualcuno che li metteva.

Come una cucina con degli ingredienti, c’è chi si allaccia il grembiule e prepara da mangiare.

Noi dj facciamo lo stesso e in base a quello che abbiamo sul banco tiriamo fuori dal cappello una ricetta.

Una ricetta sempre diversa, perché anche se i fattori sono gli stessi, cambiando l’ordine otteniamo sempre qualcosa di nuovo.

La scelta musicale prima di tutto, per questo non serve conoscenza su metrica o armonia, non servono abilità manuali o capacità di gestire la strumentazione, è sufficiente un singolo elemento: amore per la musica.

Di questo si tratta, di aver passione per la musica, di ascoltarla, di sceglierla pensando a come potrebbe adattarsi nel contesto in cui ci troviamo.

Cosa c’è da imparare? Che alla fine quello che facciamo non è null’altro che selezionare la canzone giusta, al momento giusto, per il pubblico che abbiamo di fronte.

La gratificazione che proviene dalla giusta scelta è tra le sensazioni migliori al mondo.

oggi i Dj hanno a disposizione i computer per produrre e mixare musica
Il personal computer: fedele compagno della maggioranza dei dj al giorno d’oggi

La grammatica

La musica è una lingua, prima di parlarla occorre capirla, almeno di solito funziona così.

Il primo passo è acquisire le basi per ascoltare e comprendere.

Siamo nella fase dello studio della grammatica e intanto ascoltiamo, con il suggerimento e l’obiettivo da parte di chi apprende di fare più ascolti possibile e delle tipologie più disparate.

In buona sostanza, ascoltare tanta e diversa musica.

Cos’è la grammatica per un dj? 

Si sta parlando dei fondamenti di teoria musicale il cui studio racchiude metrica e armonia. 

La metrica per un dj è argomento necessario, l’armonia rappresenta un plus.

Se si pensa a una casa in costruzione e alle sue fasi, semplificando in modo estremo e riportando il tutto a due momenti.

La creazione della struttura, che permette alla nostra casa di stare in piedi sulle fondamenta e le finiture, porte, finestre e interni.

La metrica è la prima fase e rappresenta quella branca relativa allo studio della struttura di una composizione.

A metà strada

La performance richiede studio e preparazione.
Il percorso è unico per ciascun dj ma presuppone la conoscenza di alcuni concetti base.

Il dj non è un musicista, ma un performer, un artista, un utilizzatore di opere musicali.

“Il dj non fa musica, porta in console o su un palco una performance fatta di e con musica.”

Il disc jockey non fa musica durante un set ma è quel che fa con la musica che lo rende unico e che rende unica la nostra disciplina.

Essere a metà strada, godere di questa forma indefinita che si plasma anche grazie alle innovazioni tecnologiche del tempo che viviamo ci rende inconfondibili.

Ad ogni modo il dj necessita di un bagaglio fatto non solo di dischi ma anche di preparazione superiore a quella del fruitore medio di musica.

Tutti mangiamo, per bisogno e per piacere, quindi tutti, più o meno possediamo conoscenze su cibi ed ingredienti. Vogliamo però ammettere che lo chef professionista debba (giustamente) saperne un po’ di più rispetto all’ appassionato medio o anche solo rispetto al cliente del suo ristorante?

Il percorso

Il programma segue un andamento cronologico ed è racchiuso in sei macro argomenti:

STORIA DELLA CLUB CULTURE E NASCITA DELLA FIGURA DEL DJ 

Studio e analisi del contesto in cui nasce la figura del dj, a partire dall’inizio del ventesimo secolo. Il beatmatching come punto di partenza per la performance.

Nascita e sviluppo del fenomeno delle discoteche e della disco music.

TEORIA MUSICALE

Ascolto e comprensione: la musica come linguaggio.

La metrica, tempo, ritmo, bpm, battute e struttura di un brano.

TECNICA

La riproduzione e manipolazione del disco in vinile. 

Beatmatching, la messa a tempo e l’allineamento in battuta come passaggio da un disco all’altro.

Altre transizioni essenziali.

Cenni al turntablism e alla nascita dello scratching come fenomeno musicale.

STRUMENTI

Giradischi, dj mixer, lettori cd, unità effetti, media player, controller.

Funzionamento, utilizzo e ruolo nel set-up di un dj.

PIATTAFORME

Il ruolo del personal computer.

La nascita dei mixing performance software e il loro utilizzo.

Programmi di analisi e gestione, dj app, smartphone e tablet.

Dj pools, digital download, streaming ed approvvigionamento musicale. 

NORMATIVE

L’approccio al lavoro, l’inquadramento legale in Italia, il diritto d’autore.

Mission

Formare le future generazioni di dj e  gli appassionati che non hanno avuto modo di apprendere storia e tecniche con un percorso di studio fatto di lezioni teoriche e pratiche.


Il djing è da sempre considerata una disciplina sotterranea, strettamente collegata alla sottocultura dei club e del mondo del divertimento, ma negli ultimi anni, con la sua grande espansione e il forte mutamento nelle tecnologie a disposizione, l’arte della selezione dei dischi e della performance nei locali da ballo è stata finalmente riabilitata.


Se la figura del dj, a differenza del producer, non si può accostare a quella canonica del musicista, si può però di certo pensare al selezionatore di musica come un utilizzatore professionale di opere musicali e strumenti: da qui nasce l’esigenza di un’adeguata preparazione che garantisca basi solide, dando uno sguardo approfondito alla storia, i personaggi chiave, le tecniche e gli strumenti del mestiere.


Tutto questo senza dimenticare una parte dedicata alla comprensione della musica come linguaggio e allo studio delle basi di teoria.

L’approccio del corso è lo stesso dei corsi musicali classici, con un iter pensato per dare allo studente la giusta formazione e gli strumenti tecnici necessari a intraprendere una carriera artistica e lavorativa. 

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