IL MESTIERE DEL DJ • La nascita del CDJ

da | Lug 12, 2022 | Blog

Siamo negli anni settanta, un decennio che nell’immaginario collettivo non sa esattamente di digitale.

Oggi se ripensiamo a quel tempo ci tornano alla mente gli hippie, la guerra in Vietnam, il terrorismo nel nostro paese, e in musica la fine dei Beatles, la nascita dell’hard rock, ma anche la disco music e l’emergere della figura del dj.

Quegli anni furono però anche l’alba del compact disc e del digitale, il nuovo formato destinato a soppiantare il vinile e a dominare il mondo.

Caratteristiche tecniche 

– capacità massima di 747 MB
– audio stereofonico PCM
– campionamento a 44,1 kHz con campioni di 16 bit 

La capacità massima di registrazione di 74 minuti si deve ad Akio Morita, fondatore e allora presidente della Sony, che impose questa durata per fare in modo che l’intera Nona Sinfonia di Beethoven fosse contenuta in un unico disco.

La durata del supporto è argomento di dibattito, da sempre, se il vinile (come un diamante) è per sempre, per il CD pare non sia così.

Un fenomeno noto come “disc rot” o cancro del disco, ovvero il deterioramento fisico dovuto alla qualità dei materiali utilizzati durante il processo di fabbricazione, potrebbe ridurre la vita del supporto ottico a un tempo stimato di circa 10 anni. 

La problematica riguarderebbe la progressiva ossidazione dell’alluminio. 

In foto un Pioneer CDJ 1000.

Dal giradischi al cdj

Con il nuovo formato digitale che dalla metà degli anni settanta fa il suo ingresso nel mercato, arrivano anche i riproduttori, strumenti pensati per leggere il nuovo supporto e farlo suonare.

Insomma arriva il cd player.

Il percorso che va dal lettore semplice a quello per dj non è così breve come si possa pensare, per tutta una serie di motivi.

Il CD come prototipo viene presentato al mondo come progetto congiunto di Philips e Sony verso la metà degli anni settanta appunto, e quasi contemporaneamente compaiono i primi apparecchi destinati al suo utilizzo.

La diffusione però non è così immediata, e inoltre è necessario distinguere sempre tra settore consumer e professionale.

All’inizio degli anni ottanta ancora non erano distribuiti titoli in versione cd e questo processo fu talmente lungo che per tutto il decennio i dischi venivano diffusi in maniera capillare attraverso vinile e musicassetta.

Quest’ultima però non era considerata uno standard di alta fedeltà ma allo stesso tempo era molto versatile, grazie alle dimensioni compatte, l’ascolto che si poteva farne in macchina e dal 1979 in maniera estremamente tascabile grazie al Walkman Sony.

Sono di nuovo Philips e Sony a dare spallate al vinile, gli stessi che insieme portarono a compimento gli studi e la progettazione fatti sul Cd.

Il brevetto dell’audiocassetta infatti è dell’azienda olandese datato 1962 mentre il marchio giapponese realizza a fine anni settanta lo storico riproduttore portatile Walkman.

Per i dj il cd non è neanche lontanamente contemplato. I titoli gradualmente sono distribuiti anche in digitale, le label si attrezzano e si adeguano alla richiesta del nuovo suono digitale che cresce con il tempo ma quel che davvero manca è uno strumento di riproduzione professionale, un equivalente di quello che Technics aveva realizzato con il suo SL-1200.

Un lettore CD pensato per dj e performer che permetta manipolazioni e controllo simili a quelli che avvenivano su piatto e vinile.

A riempire questo gap è Pioneer, marchio giapponese già da tempo attivo nel settore hi-fi e che godeva di buona credibilità.

Si deve attendere fino all’inizio degli anni novanta per vedere comparire i primi modelli di quello che di lì a poco sarebbe diventata una vera e propria icona: il CDJ.

Novanta

Gli anni, il decennio, l’ultimo del ventesimo secolo, quello dell’avvento di Internet e della nascita dei CDJ.

Il primo arrivato nella famiglia CDJ di Pioneer è il modello 300.

Ci sono voluti così più di quindici anni dal lancio del cd per avere un prodotto destinato ai dj.

La lunga attesa non fu a ogni modo garanzia di successo, ne doveva ancora passare di acqua sotto i ponti.

Il 300 infatti è solo il primo di una lista di lettori che vennero immessi sul mercato ma che non riuscirono a fare breccia nel cuore degli appassionati e soprattutto nelle console dei club di tutto il mondo, vero obiettivo di Pioneer (realizzatosi poi ampiamente negli anni a venire).

Si dovette aspettare qualche anno per avere un articolo degno di affiancare i giradischi nelle console, e per di più all’inizio si trattava di sola presenza poiché erano davvero in pochi quelli che utilizzavano il cd come formato.

La svolta avvenne nel biennio 1997-98 con l’introduzione sul mercato del cdj 100, da questo momento in poi tutto cambiò, si spezza l’incantesimo e Pioneer comincia la costruzione di quello che sarà destinato a diventare un dominio quasi incontrastato negli anni seguenti.

Pioneer CDJ 100S (anni 1997-98)

Fino a pochi anni fa era possibile ancora trovare questi modelli nei club, magari accanto ad altri più nuovi, ma la loro presenza era una sicurezza.

Dimensioni ridotte e affidabilità le caratteristiche che probabilmente hanno segnato il destino di questo lettore.

Un altro grande passo in avanti fu nel 2001 con l’arrivo del cdj 1000, vero e proprio successore del 100 in termini di successo commerciale ma ben diverso per funzioni e caratteristiche.

Più grande, dotato della presenza di hot cues, con jog wheel ergonomico che ne facilità il controllo e soprattutto funzione “vinyl”, che permette di simulare l’effetto vinile manipolandolo.

È da ora possibile fare scratching con i cd: un grande balzo in avanti per l’umanità, aveva detto una volta qualcuno.

Il cdj 1000 si pone come strumento professionale adatto anche ai performer più esigenti, e diventa punto di contatto con la generazione del vinile.

Pioneer lo definisce tra le altre cose “digital turntable” (giradischi digitale) con l’idea di rafforzare il legame con la old school.

I modelli precedenti dando meno opzioni non potevano essere realmente presi in considerazione.

Una console dj con lettori Pioneer e mixer DJM 2000

Modelli storici e generazioni

Negli anni Pioneer ha prodotto un gran numero di lettori per dj, ma tra questi è possibile selezionarne alcuni che hanno segnato la storia di questa disciplina e che hanno contribuito a cambiarla.

  • 300 (1992): il primo della specie.
  • 100s (1998): il primo successo.
  • 1000 (2001) : uscito in ben tre versioni negli anni, è il primo lettore di grandi dimensioni con funzione vinyl.
  • 400 (2007): primo lettore a permettere la riproduzione attraverso usb drive.
  • 2000 (2009): successore ideale del 1000, sono rilasciate sul mercato tre versioni, delle quali le ultime due denominate Nexus.
  • XDJ 1000: primo lettore media con funzioni touch screen
  • 3000 (2020): il primo cdj senza meccanica per la lettura del cd.

Possiamo per convenzione individuare tre se non quattro generazioni di lettori facendo riferimento a Pioneer, principale sviluppatore e innovatore di questo strumento.

1° generazione: i lettori degli anni novanta, 300, 500 e 100s.

2° generazione: dal cdj 1000 in avanti, quelli prodotti nel primo decennio del 2000, quelli che introducono la funzione vinyl, i jog wheel grandi, la possibilità di suonare musica da memorie come SD card o USB.

3° generazione: 2009-2010 in avanti, la serie Nexus, Rekordbox, i display con rappresentazione delle forme d’onda, l’interfaccia e la comunicazione con i dj software.

4° generazione: touch screen, capacità di analisi in real-time, dual layer audio, media player (no meccanica CD)

Una menzione a parte in questa classificazione meritano i motorizzati, immessi sul mercato da Denon a partire dal 2003.

Pioneer CDJ 2000 NXS2

La posizione dominante


Come Technics negli anni Settanta, Ottanta e Novanta si ritrova ad avere una posizione dominante nel mercato dj grazie alla mancanza di concorrenza per i suo giradischi, si può affermare che questo succeda anche per Pioneer grazie alla diffusione dei suoi lettori digitali.

Il nuovo millennio segna l’ingresso nelle console di tutto il mondo per cd e cdj.

Si noti bene che il termine cdj è di proprietà di Pioneer e rappresenta uno specifico articolo, ma ormai rappresenta la definizione di un prodotto, così come molti chiamano i giradischi da dj semplicemente “i 1200”.

Fa specie analizzando storia e contesto come, facendo riferimento al 2000, parliamo di inizio dell’era digitale legata a club e disc jockey, poiché in realtà questo rappresenta un ritardo di circa 20 anni.

È sempre bene tenere a mente che il compact disc fu presentato a metà degli anni settanta ed è immesso sul mercato all’inizio degli ottanta.

L’ultimo decennio del secolo XX è quello in cui Pioneer presenta i cdj, lettori pensati per i dj, per permettere loro di utilizzare il nuovo supporto.

Profilo di un lettore per dj Pioneer della serie Nexus.

I tempi forse non erano ancora maturi, ma basta qualche anno e il modello giusto per veder nascere un nuovo monopolio.

A contribuire al successo dei cdj interviene anche la scelta di molti giovani e nuovi performer che in possesso di cd invece che di vinili, e grazie alla relativa maggiore facilità d’utilizzo dello strumento, preferiscono passare direttamente all’uso digitale per entrare nel mondo dei selecter.

Visto con gli occhi di oggi quello di venti, venticinque anni fa sembra comunque il tempo dei dinosauri, oggi appunto, che in un pomeriggio possiamo scaricare centinaia di brani e con un piccolo investimento avere a disposizione un controller per mettere musica e praticare l’attività.

Ma allora il lavoro con i cd era più semplice, basti solo pensare al trasporto, o a tutte le potenzialità che i nuovi lettori offrivano, dai display al bpm counter e tutto quello che abbiamo elencato poco fa.

Nell’esaminare e comparare brevemente i due giganti che hanno fatto la storia degli strumenti dedicati ai dj, si possono notare almeno un punto di contatto molto evidente, e un altro invece di grande distanza.

Pioneer come Technics infatti ha basato il suo successo sulla grande affidabilità dei suoi prodotti.

Se si pensa ai cdj 100s è di certo la prima cosa che viene in mente: non si rompevano mai e suonavano per ore, in qualsiasi condizione.

La differenza sta invece nel fatto che Technics negli anni fece pochi singoli aggiornamenti al suo modello di riferimento, e di base lasciò il suo 1200 come unico modello presente sul mercato.

Pioneer invece ha rilasciato tantissimi cdj differenti nel corso degli anni, e questo automaticamente aumenta la possibilità di incorrere in fallimenti tecnici e commerciali.

La frequenza con cui venivano distribuiti upgrade e nuovi modelli era ed è tutt’oggi molto alta.

Non tutte le ciambelle escono col buco: basti pensare al DPM-555 o ai DVJ.

Ad ogni modo come una volta dj era sinonimo di Technics, oggi lo è di Pioneer, prima l’epoca del vinile, poi quella del digitale, oggi invece si combatte una battaglia tutta nuova sul terreno dei dj software, dei controller e delle nuove tecnologie.

Uno scontro assai più duro, anche per la presenza sia di nuovi attori sulla scena, come Native Instruments o software house come Serato, sia di produttori storici che oggi vivono una nuova età dell’oro come Denon DJ e Rane.

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